Informazioni su di me
Molte persone mi contattano senza sapere bene come spiegare cosa stia succedendo.
A volte parlano di ansia. Altre volte di pensieri che non si fermano, di tensione continua, di difficoltà a rilassarsi anche quando razionalmente sanno che va tutto bene. Altre ancora riferiscono sintomi fisici (respiro corto, nodo allo stomaco, vertigini, senso di svenimento) o esperienze molto spaventose come sentirsi distaccati da sé stessi o dalla realtà.Ma non sempre il disagio si presenta così chiaramente.
C’è chi arriva perché nelle relazioni si sente sempre troppo coinvolto o, al contrario, distante; chi fatica a fidarsi, chi teme di essere abbandonato, chi si accorge di reagire in modo eccessivo alle situazioni emotive o di ripetere dinamiche che fanno soffrire. Altri descrivono un senso di blocco, di insicurezza persistente, o la difficoltà a interrompere comportamenti che nel momento danno sollievo ma poi fanno stare peggio.
Spesso la sofferenza non è solo nel sintomo, ma nel dubbio: “perché reagisco così?”, “perché non riesco a controllarmi anche se lo capisco?”, “cosa mi sta succedendo davvero?”.
Molti arrivano al primo colloquio dopo aver già provato a gestire da soli la situazione o dopo essersi sentiti dire di dover semplicemente “pensare meno” o “essere più forti”, senza che questo abbia realmente aiutato.
Nel primo incontro non è necessario avere le parole giuste né raccontare tutto in modo ordinato. Non è un’interrogazione. Possiamo partire anche solo da quello che si sente nel presente. Parte del mio lavoro consiste nell’aiutare a dare un significato a sensazioni, comportamenti o reazioni che spesso appaiono incomprensibili alla persona stessa.
Durante le sedute non troverà giudizi né interpretazioni affrettate. Il ritmo del percorso viene costruito insieme, rispettando i suoi tempi. L’obiettivo iniziale non è cambiare la persona, ma comprendere il funzionamento delle sue reazioni: spesso ciò che viene vissuto come debolezza è in realtà un tentativo, diventato rigido, di proteggersi da qualcosa di emotivamente troppo intenso.
Nel lavoro clinico mi occupo di disturbi d’ansia, attacchi di panico, somatizzazioni.Mi occupo anche di difficoltà relazionali, dipendenza affettiva, gestione delle emozioni, bassa autostima, comportamenti ripetitivi che la persona fatica a interrompere e momenti di vita in cui ci si sente bloccati o disorientati.
In molti casi non si tratta di “eliminare un sintomo”, ma di comprendere cosa lo mantiene e quale funzione abbia assunto nella storia della persona.
I colloqui non consistono nel ricevere consigli o nel convincersi che vada tutto bene. Sono incentrati sul capire insieme perché alcune reazioni si attivino automaticamente e nel costruire, gradualmente, modalità più stabili e tollerabili di vivere le proprie esperienze emotive e relazionali.
Il primo colloquio è un momento di conoscenza e orientamento. Non è necessario prepararsi né raccontare tutto subito. Partiremo da ciò che sente più importante nel presente e costruiremo insieme una prima comprensione della difficoltà.
Al termine le darò una restituzione e valuteremo con calma se proseguire: non c’è alcun obbligo di iniziare un percorso.
È possibile svolgere gli incontri anche online. Molte persone inizialmente hanno dubbi, ma spesso scoprono di sentirsi più a proprio agio nel loro ambiente e il lavoro risulta comunque efficace e continuativo.
Nel mio lavoro integro una prospettiva psicodinamica con modelli che tengono conto del rapporto tra emozioni, corpo e relazioni, prestando attenzione a come esperienze passate possano continuare a influenzare le reazioni attuali anche quando oggi non c'è più un pericolo reale. Questo significa che durante il percorso non ci si limita a parlare dei sintomi: si lavora anche su come il sistema emotivo e corporeo reagisce automaticamente alle situazioni, aiutandolo gradualmente a uscire da stati di allarme, blocco o ipercontrollo.
L’intervento non è standardizzato: il percorso viene costruito insieme e adattato alle caratteristiche della persona, sia quando la difficoltà è legata a un periodo specifico della vita sia quando riguarda modalità più radicate nel tempo. L’obiettivo non è solo ridurre i sintomi, ma comprenderne il significato e favorire un equilibrio interno più stabile e riconoscibile.
Chiedere un primo colloquio spesso richiede più impegno di quanto sembri, soprattutto quando si è provato a gestire da soli ciò che si sta vivendo. Non è necessario arrivare con idee chiare o con un problema già definito: a volte si parte semplicemente da una sensazione di fatica, confusione o da qualcosa che non si riesce più ad affrontare come prima.
Il primo incontro serve a questo: creare uno spazio in cui poter iniziare a capire cosa sta succedendo. Poi potremo valutare con tranquillità se intraprendere un percorso. Se sente il bisogno di un primo confronto può contattarmi senza impegno.
Se lo desidera, è possibile anche un breve contatto telefonico orientativo prima della prenotazione.
Formazione
- Alma Mater Studiorum Università degli Studi di Bologna
- Istituto Italiano di Psicoterapia Psicoanalitica-IIPP
- Istituto Italiano di programmazione neurolinguistica
Competenze linguistiche
- Inglese
- Italiano
Pubblicazioni
- .
Patologie trattate
- Ansia
- Attacco di panico
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